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Unimondo e le soluzioni alla crisi da Covid19

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 13.55 Comments commenti (21)

Come diceva l'irriverente comico statunitense George Carlin parlando di sé come vecchio:  

“tengo aperte tutte le opzioni, tutto è sul tavolo”

 
ma diceva anche:

“I politici sono messi lì per darti l’idea che hai libertà di scelta.
Non lo fai?
Non hai scelta.
Hai dei proprietari.
Ti possiedono”.

 
Dopo il Covid19 siamo di nuovo in crisi, peggio del 2008.

Non è che “ci facciamo l’abitudine”, dobbiamo vedere come uscirne.

 

Non è un segreto che il primo aprile 2020 potrebbe sembrare un pesce  Putin, Trump e Xi Jinping si siano sentiti in video conferenza per gettare le basi di una criptomoneta dell'UNIMONDO (tipo Bit Coin).
Per forse eliminare piano piano la cartamoneta mondiale?
Per liberarsi del Potere Finanziario?
Per accentrare maggiori poteri?

La materia è vasta e ostica ma cercherò di semplificare i fatti accaduti fino ad oggi prima di mettere......

tutte le opzioni sul tavolo. 

Dall’inizio dell’era moderna ci sono continui scontri tra i Grandi Poteri.

«È sulla finzione di questa pretesa rappresentanza del popolo e sul fatto concreto del governo delle masse popolari da parte di un pugno insignificante di privilegiati, eletti o no dalle moltitudini costrette alle elezioni e che non sanno neanche perché e per chi votano; è sopra questa concezione astratta e fittizia di ciò che s'immagina essere pensiero e volontà di tutto il popolo, e della quale il popolo reale e vivente non ha la più pallida idea, che sono basate in ugual misura e la teoria dello Stato e la teoria della cosiddetta dittatura …. » e qui si potrebbe aggiungere la parola che si vuole (finanziaria, giudiziaria, sanitaria, politica ecc.)

Il concetto è attuale ma la frase fu scritta circa 150 anni fa. 

Prima il potere era dei regnanti ed era assoluto.

Poi è arrivato l'Illuminismo ed è iniziato un cambiamento divenuto poi irreversibile con il progresso tecnologico.

Ora il problema più grande è la crisi economica mondiale e il terzo mondo per il quale la crisi è diventata endemica e perenne.

 

Per venire alla nostra Italia, si può pensare a qualche rimedio per uscire dalla crisi.

Su questo Blog ho lanciato qualche idea, il 24 luglio e il 17 ottobre 2013

http://www.btstudio.eu/apps/blog/show/45199103-la-soluzione-alla-crisi

http://www.btstudio.eu/apps/blog/show/45199237-soluzione-alla-crisi-seconda-puntata

Non so quindi se l’idea di una Criptovaluta mondiale è un cambiamento o un nuovo impoverimento.

il giornalista Marco Saba, economista specializzato in contabilità forense ha scritto su “Medium.com“ (che è una piattaforma di editoria digitale online creata da Evan Wiliams, fondatore di Twitter).:

«Trump, Putin e Xi Jinping hanno lanciato il progetto di una moneta unica globale, digitale e svincolata dal sistema bancario» 

Nel mezzo della crisi del coronavirus Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping, leader di America, Russia e Cina, hanno deciso in una video conferenza di unire le forze  per sviluppare un nuovo sistema monetario mondiale basato sulla tecnologia blockchain e sostenuto dall’oro (si torna alla moneta convertibile in oro?),
Scrive infatti “Medium.com” il 5 aprile, riportando le parole di Trump: «Stiamo fronteggiando la più grande sfida economica globale che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: solo agendo a livello globale possiamo impedire all’umanità di scivolare in una spirale inarrestabile verso il basso».

Facciamo un passo indietro. 

Nel 1933 in America cambiò la dicitura sul dollaro “convertibile in oro” con la dicitura “moneta a corso legale” trasformando un valore intrinseco in oro, in un valore di “inchiostro da stampa”.
Nel dopoguerra gli Americani stamparono 90 miliardi di dollari senza nessuna copertura in oro e li distribuirono in tutto il mondo.

Avevano vinto la guerra.
Nessuno fece obiezioni.

Nel 1961 la Federal Reserve Americana pubblicò “Modern Money Mechanichs”
Qualche anno dopo Nixon ribadì che non c’era copertura in oro perché l’oro erano gli stessi dollari.

Nell'introduzione del libretto “Modern Money Mechanichs” c'è scritto:

“Lo scopo di questo opuscolo è quello di approfondire la conoscenza di base
del processo di creazione del denaro in un sistema Bancario a Riserva Frazionaria".

Il meccanismo è applicato in tutti gli Stati moderni.

 

Semplificando, per creare moneta il nostro Stato stampa dei Titoli di Debito Pubblico.

Questi Titoli vengono acquistati con moneta che viene stampata dalla Banca D’Italia per conto della Banca Centrale Europea (BCE).

Cioè carta di Debito contro carta Moneta

Ma…. C’è sempre un ma, i Titoli di Debito Pubblico sono gravati di interessi, la carta Moneta no.

Negli anni i Titoli di Debito Italiani e i suoi interessi si sono cumulati e hanno formato il nostro Debito Pubblico che all’inizio del 2020 era di 2.443 miliardi, ma con il Covid19 non si sa ancora di quanto salirà.

 

Il 27 marzo u.s. il Presidente Americano ha firmato un pacchetto per l’emergenza di 2,3 trilioni di dollari, il Coronavirus Aid, Relief, and Economic Security Act, più o meno quanto il nostro Debito Pubblico.
Debito che ricade sulle nostre teste di cittadini, vecchi e neonati compresi, per circa 38.000 euro ciascuno.

Ma il debito pubblico è destinato a salire perché lo Stato Italiano pagherà nel 2020 circa 75 miliardi di soli interessi emettendo nuovi Titoli di Debito Pubblico.
Circa! perché l’ammontare degli interessi varia con il variare dello Spread, quello di cui parlano giornali e televisioni, che è la differenza tra il rendimento del Btp decennale italiano e quello tedesco (Bund a 10 anni).

Il Bund tedesco è utilizzato come riferimento perché è l’obbligazione dello Stato economicamente e finanziariamente più forte dell’Eurozona.
In una vera Unione Monetaria gli spread, in teoria, dovrebbero essere quasi a zero, se la politica monetaria fosse comune a tutti i Paesi e se la politica fiscale fosse eguale per tutti.

 

Quindi è chiaro a tutti che la moneta stampata rappresenta un debito.

Per il meccanismo della Riserva Frazionaria, spiegata nel “Modern Money Mechanichs”, di fatto la Banca, come Insieme delle banche, che ha questa moneta stampata può emettere prestiti, che di fatto sono moneta virtuale, mantenendo una riserva.

Nel 1957 la riserva in Italia era del 25% del deposito, nel 1970 la percentuale scese al 15%; oggi la riserva frazionaria impone alla banca di mantenere solo l'1% dei depositi.

Quindi la Banca ha a disposizione un moltiplicatore monetario dato dai depositi, costituito anche degli stessi prestiti erogati, che le permette di emettere altri prestiti.

Ma in pratica i soldi prestati dalla Banca non esistono, sono soldi che appartengono a coloro che li hanno depositati.

In ogni caso i depositi delle Banche sono i nostri soldi che le banche prestano ricavandone un profitto.

Una volta gli interessi attivi sui nostri depositi erano accettabili, ora sui conti corrente l’interesse è inesistente e sui libretti di risparmio irrisorio, ma
i costi e gli oneri bancari sono diventati sempre più alti.

Quindi oggi la Banca, grazie al sistema di riserva frazionaria, emette moneta virtuale, accantonando solo l’1%, e ha un duplice guadagno: da una parte gli interessi applicati a chi chiede un prestito e dall’altra i soldi che entrano grazie ai costi di gestione dei conti corrente di deposito.

Mi sono sempre domandato come hanno fatto a fallire molte banche Italiane, devono proprio averne fatte di “cotte e di crude” per riuscirci… tra l’altro, è noto a tutti, “ai danni” di molti loro clienti e azionisti.

Ma come mai abbiamo quasi 40.000 euro di debito a testa appena nasciamo?

Nel1981 fu sancita l’indipendenza della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro.
Chi lo decise?

L’adesione, nel 1979, al Sistema Monetario Europeo e il successivo lodo Scotti nel cosiddetto decreto di San Valentino, con cui Governo e alcune Parti Sociali si impegnarono a ridurre l’inflazione, diedero il via alla separazione attuata dal Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e dal Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi.

Tutto nacque dall’accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quest’accordo prevedeva anche il ridimensionamento dell’Italia che alla fine degli anni ’70 aveva superato l’Inghilterra, aveva quasi appaiato la Francia e stava minacciando l’industria tedesca.

Così in Europa viene introdotto l’accordo per i cambi fissi, cioè ogni singolo Stato era responsabile della propria bilancia dei pagamenti, e di fronte a un disavanzo commerciale non avrebbe più potuto svalutare la propria moneta, perché si erano tutti impegnati con i cambi fissi. Quindi l’Italia per reperire liquidità dovette offrire i Titoli di Debito Pubblico ad alto tasso di interesse.

Secondo l’economista e saggista Antonino Galloni (collaboratore dell'economista post-keynesiano Federico Caffè nella facoltà di Economia e Commercio dell'Università la Sapienza di Roma) questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il PIL, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%, come poi avvenne.

Secondo Galloni non ero una questione di euroscettici o meno (di cui tanto si discute ancora oggi), ma sicuramente non bisognava essere “euroestremisti”, perché l’Italia, abituata a svalutare la Lira per sistemare i propri conti e crescere nella produzione industriale, doveva guardare all’Europa, con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, e avere la sovranità monetaria, che con l’Euro invece perse del tutto.

E Cosi senza poter più svalutare la sua moneta, l’industria Italiana perdette molte posizioni a favore proprio di Francia e Germania,  che avevano coinvolto l’Italia nello scellerato patto per i cambi fissi, che a noi Italiani con il cambio Euro-Lira 1 euro=1.936,27 Lire fatto da Prodi,  costò la perdita del 50% del valore di acquisto dei nostri risparmi, colpa anche di chi non rispettò il cambio e nei prezzi adeguò, pro domo sua, 1 euro a 1.000 Lire.

Ma torniamo a prima del 1981.

Fino a quel momento i Titoli di Debito Pubblico statali invenduti (che erano a basso tasso di interesse) venivano comunque coperti dalla garanzia che la Banca d’Italia li avrebbe acquistati, cosa che limitava le speculazioni.

Con la scissione, per vendere tutti i Titoli di Debito Pubblico non più coperti dalla Banca d’Italia, lo Stato iniziò ad alzare i tassi di interesse, che erano superiori al tasso d’inflazione (altro meccanismo che riduce il potere di acquisto dei cittadini).

Così il Debito Pubblico ha iniziato a gonfiarsi.

E contemporaneamente entrò in gioco la speculazione degli Istituti Finanziari (banche e altri) nei mercati.

Cioè dopo la scissione Tesoro-Banca d’Italia, lo Stato ha cominciato a finanziarsi tramite i mercati e ha iniziato a pagare interessi sempre più elevati, che facevano comodo agli speculatori.
Se poi prendiamo in considerazione il meccanismo perverso delle aste marginali dove l'interesse sui Titoli di Debito Pubblico Italiani offerti agli investitori internazionali (ma è più giusto chiamarli speculatori) viene stabilito da questi ultimi: Goldman Sachs, Morgan Stanley, BNP Pribas, Citibank, JP Morgan ecc., e lo Stato Italiano fa stupidamente la cosa che nessun altro Stato fa, applicando l'interesse più alto "offerto", quello marginale, su tutto il debito messo all'asta e quindi paga tassi di interesse più alti anche agli investitori-speculatori, non marginali, che si sarebbero accontentati di tassi di interesse più bassi.
Inoltre gli IIstituti di Credito non sono abbligati a pubblicare il loro portafoglio di Titoli di Stato e quindi quando scatta la speculazione, come quella che mise in crisi l'italia nell'estate del 2011, quando l'Europa ci costrinse a Mario Monti, nessuno riesce a capire chi tira le fila. Ma noi ne abbiamo pagato le conseguenze. Evidentemente la lezione della crisi della Grecia non è stata ancora studiata a sufficienza.

Così in Italia il debito è schizzato dal 58,91% (del 1981) al 121,84% (del 1994) del PIL, cioè il valore di tutti i beni e i servizi finali prodotti sul territorio Italiano.

Fu introdotto il rigore e la spesa pubblica fu tagliata (per esempio la Sanità;), ma non diventò inferiore alle entrate statali.

Nel frattempo dovendo lo Stato pagare interessi sui Titoli di Debito Pubblico sempre più elevati agli speculatori finanziari, alzò le tasse prelevando il denaro dalle nostre tasche che tramite lo Stato stesso è finito nelle tasche degli speculatori finanziari (Banche e altri).

Con la crisi finanziaria del 2008 la situazione peggiorò e il debito pubblico salì ancora.
Fatto che divenne la giustificazione fondamentale del rafforzamento delle politiche di austerità volute dall’Europa.
Così c’è stato un travaso dai debiti privati a quelli pubblici, che a loro volta sono aumentati ancora.

Secondo lo scrittore Luca Monti è arrivata la fine di un sistema plurisecolare, quello finanziario, ora degenerato nel “ricatto” monetario.

Quindi dopo aver ripassato i fatti e gli antefatti che ci hanno portato in questa situazione quale è la soluzione?


Moneta gratis per tutti, con l’alibi della crisi innescata dal coronavirus con la Criptovaluta mondiale Unimondo?

 

O “helicopter money” ?
Nel 2002 Ben Bernanke, allora governatore del Federal Reserve Board, e successivamente presidente, suggerì che i soldi degli elicotteri potevano sempre essere usati per prevenire la deflazione.
Il termine helicopter money fu coniato per la prima volta da Milton Friedman nel 1969, quando scrisse una parabola del lancio di denaro da un elicottero per illustrare gli effetti dell'espansione monetaria.
L'idea originale del denaro in elicottero descrive le Banche Centrali che effettuano pagamenti direttamente ai singoli cittadini.
Ma gli economisti hanno poi usato il termine per descrivere diverse politiche, inclusa la monetizzazione dei deficit di bilancio oppure la distribuzione ai cittadini del futuro Signoraggio delle Banche, chiamato anche dividendo ai cittadini, con la Banca Centrale che effettua trasferimenti diretti al settore privato finanziati con fondi di base, senza il coinvolgimento diretto delle autorità fiscali.

Vediamo cosa ha già fatto la Cina:
Pechino ha annunciato che estenderà le esenzioni fiscali di quattro anni per migliorare ulteriormente l'inclusione finanziaria delle Pmi. Quindi le esenzioni fiscali saranno estese fino a tutto il 2023.
L'Iva che è già stata riscossa potrà inoltre essere detratta nei mesi successivi o rimborsata.
Il primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha dichiarato che il paese non risparmierà alcuno sforzo per aiutare le Pmi a sopravvivere, in seguito alla pandemia da Covid-19. «Le politiche fiscali e monetarie che sono state implementate dovrebbero essere più mirate alle piccole aziende», ha sottolineato Li.
L'11 marzo scorso la Cina ha annunciato tagli mirati all'obbligo di riserva bancaria, la percentuale di liquidità che le banche devono detenere in riserve, per aumentare il sostegno ai prestiti per le piccole aziende che sono state colpite dall'epidemia di coronavirus. Anche in questo caso l’intenzione è quella di stimolare i prestiti alle piccole imprese e ridurre i loro costi di finanziamento.


In Italia si potrebbe decidere una moratoria e convertire il Debito Pubblico in un Prestito Irredimibile, come ho suggerito nel mio articolo

http://www.btstudio.eu/apps/blog/show/45199103-la-soluzione-alla-crisi

va tenuto conto che il cinque per cento del debito pubblico italiano è direttamente in mano alle famiglie e alle imprese italiane, il 45% in mano alle altre banche di credito ordinario, le assicurazioni, e i fondi d’investimento italiani, il resto si divide tra Banca d’Italia e Bce, che hanno un venti per cento e le istituzioni finanziarie estere, che hanno un trenta per cento.
Semplificando la quota in mano direttamente al settore privato italiano è pari al 50% del debito.
Il resto è delle banche centrali e dell’estero che ha quindi in portafoglio settecento miliardi di Titoli del Debito Pubblico Italiano.
Il settore privato italiano non potrebbe perciò far nulla se quello estero decidesse di non rinnovare i vari Bot e Btp in scadenza.

Dobbiamo rimanere “europeisti”?

A causa del coronavirus il bilancio dello Stato avrà un gettito fiscale inferiore.

Ci saranno maggiori spese per sussidi, sanità, eccetera.

Quindi minori entrate e maggiori spese.

Una manovra fiscale con maggiori imposte sarebbe la mazzata finale per le imprese e innescherebbe una recessione e una deflazione senza precedenti.

 

Creare una moneta parallela come il SIMEC?

Nel 2000 Auriti (Docente Universitario e Segretario Generale del Saus, sindacato anti usura, che  nel 1994 aveva fatto causa alla Banca D'Italia guidata da Ciampi e poi  da Fazio), con l'aiuto del Sindaco della sua cittadina natale Guardiagrele in Abruzzo, Palmerio, condusse un esperimento emettendo il SIMEC,
Una moneta alternativa coniata sulla base della teoria del valore indotto della moneta.
L’esperimento fu un successo.
Fu la dimostrazione di come i cittadini possano esercitare la sovranità monetaria e liberarsi dalla morsa del debito e del signoraggio bancario perché il valore della moneta è puramente convenzionale.
L'esperimento si sviluppò prima con l'immissione del SIMEC negli usi della comunità quale valore indotto, cioè come un bene reale di proprietà
del portatore diventando così una moneta parallela.
Successivamente fu creato un Assessorato per il Reddito di Cittadinanza per promuovere l'iniziativa.
I SIMEC erano ceduti alla pari in cambio di Lire.
Lo scopo era provare la teoria che la cittadinanza può creare il valore di una moneta.
Il successo dell'esperimento attenzionò il mondo della Finanza e la Banca D'Italia che osteggiarono l'iniziativa.
E infatti il giorno 11 agosto del 2000 intervenne la Guardia di Finanza su disposizione del Procuratore Di Stefano della Procura di Chieti, che sequestrò tutti i SIMEC (ex art. 321 cpp) in circolazione.
Per la Procura erano stati violati gli artt 11, 106, 130, e 132 D L vo 385/93. perché si trattava di raccolta illecita del risparmio e l’esercizio abusivo dell’attività di finanziamento.
Auriti venne anche accusato penalmente delle violazioni suddette e di riciclaggio.
Il mondo della Finanza aveva raggiunto lo scopo di spaventare i cittadini che usavano il SIMEC anche se il 30 agosto 2000 il Tribunale del Riesame diede ragione a Auriti e dissequestrò i SIMEC.
Nessuno poi li usò più, anche perché il processo penale contro Auriti, una specie di spada di Damocle sulle teste di chi avesse voluto riprovarci, continuò, molto lentamente, tanto lentamente che Auriti nel frattempo morì il giorno 11 agosto del 2006 senza che fosse stata emessa una sentenza.


Un prestito europeo cioè Titoli di Debito Pubblico Europei è la soluzione che avrà un basso tasso di interesse (i Titoli di Debito Pubblico Italiano hanno interessi anacronistici e sempre più alti) con la possibilità di farne oggetto del Quantitative easing da parte della Bce.

 

Qualcuno ha proposto una patrimoniale sui salvadanai finanziari offshore che si accrescono di anno in anno e che attualmente raccolgono un quarto dell’intera ricchezza finanziaria mondiale. I paesi Ocse potrebbero accordarsi con questi paesi, invece di demonizzarli e fare “la caccia alle streghe” per stabilire un modo per riscuotere una tassa patrimoniale dell’uno per cento, sulle ambigue masse finanziarie depositate offshore.

 

Poi c’è la soluzione Tedesca.

In una intervista radiofonica Olaf Scholz, ministro delle Finanze a Berlino, Spd, fa capire che il Recovery fund, potrà essere attuato soltanto a precise condizioni.
In sintonia con la cancelliera Angela Merkel (Cdu) che durante il vertice Ue del 26 aprile u.s., aveva detto che dobbiamo avere coerenza nei sistemi di tassazione delle società.
Il sistema tributario Italiano, a giudizio dei tedeschi, non contrasta a dovere l'evasione fiscale ed è troppo tenero nei confronti della ricchezza privata delle famiglie (9.900 miliardi), che è superiore al debito pubblico (2.500 miliardi).
Quindi si prospetterebbe una patrimoniale che colpisca la maggiore ricchezza media delle famiglie italiane rispetto a quelle della Germania.

La rivista tedesca di economia e management, Manager Magazine, con un articolo firmato da Daniel Stelter e riportato da Italia Oggi di ieri, rivela ciò che il governo federale Tedesco vorrebbe:
una patrimoniale del 14% sulla ricchezza privata, che è pari a 9.900 miliardi (sommando conti correnti, risparmi e immobili), che ridurrebbe il debito pubblico, pari a 2.500 miliardi, dall'attuale 137% del PIL (1.800 miliardi circa) al 60%: esattamente la quota virtuosa della Germania, in linea con Maastricht.

Ho paura che con una proposta simile ci sarebbe una Italexit (Italian exit) come la Brexit (Britain Exit).

Credo che poche famiglie Italiane siano disposte a cedere al fisco il 14% dei propri beni (immobili e risparmi), per pagare una patrimoniale Coronavirus.

carlo barbiera Commercialista

 

Come ottenere un Microcredito di 50,000 euro

Pubblicato il 19 aprile 2020 alle 15.50 Comments commenti (0)

Innanzi tutto ricordo l’articolo pubblicato il 19 maggio 2015:


http://www.btstudio.eu/apps/blog/show/45212830-il-27-maggio-ci-sar%C3%A0-il-click-day-per-il-microcredito


Veniamo ora al microcredito Covid19


L’Ente Nazionale per il Microcredito sta seguendo l’evolversi del “COVID-19” e ha promosso iniziative per far fronte alla crisi delle micro e piccole imprese.


Il Decreto-Legge “Cura Italia” ha introdotto una serie di misure a favore delle imprese, tra le quali quelle volte a favorire lo sviluppo del microcredito, a vantaggio degli investimenti e della nuova occupazione, e la possibilità per gli operatori di microcredito di beneficiare della garanza del Fondo PMI sui finanziamenti accordati da banche o intermediari finanziari.


L’importo del finanziamento è stato aumentato da 25.000 a 40.000 con la possibilità di un ulteriore aumento fino al limite di 50.000 euro.


L’innalzamento della soglia del microcredito è destinata a favorire la ripresa economica per le attività micro - imprenditoriali e di lavoro autonomo.


Fino ad ora la “Sezione speciale Microcredito” del Fondo di garanzia per le PMI ha accolto, più 10 mila domande per imprese dei settori del commercio e della ristorazione.


L’innalzamento a 50 mila euro, unitamente alla possibilità di ottenere un microcredito agricolo con la garanzia del fondo ISMEA, creerà una crescita del 35% dei volumi del microcredito.


Il microcredito nacque tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per iniziativa di una banca del Bangladesh la Grameen Bank.


La Gramen Bank concedeva piccoli prestiti a donne e famiglie che non avevano accesso al credito, ha così sostenuto la nascita e lo sviluppo di migliaia di attività economiche, a tal punto che il suo fondatore Yunus fu insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2006.


E da allora la tecnica del microcredito è stata copiata e perfezionata in occidente.


Il microcredito si differenzia dai prestiti bancari per i bassi tassi di interesse, il bilanciamento tra gli interessi dei finanziatori e il bisogno di denaro di chi richiede il prestito, l’assistenza tecnica e il monitoraggio delle attività finanziate con il prestito e una maggiore attenzione ai temi etici e l’ascolto e la comprensione delle esigenze delle persone che hanno bisogno di denaro.


In Italia nel 2006 è stato creato il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito. Lo stesso comitato, nel 2011, è stato rinominato come Ente nazionale per il microcredito (ENM).


La missione dell’ENM “è orientata al sostegno di iniziative volte a favorire lo sviluppo della microimprenditoria e del lavoro autonomo, nonché la lotta alla povertà e l’inclusione finanziaria di quelle categorie sociali definite “non bancabili” a causa della mancanza o carenza di garanzie da offrire al sistema bancario tradizionale”.


I riferimenti Legislativi sono il Decreto Legislativo n. 141/2010 (emesso in attuazione della Direttiva UE numero 48 del 2008). Il Decreto ha modificato il testo del Testo Unico Bancario (TUB), introducendo una definizione e una regolamentazione delle attività di microcredito. Dove l’articolo 111 del TUB specifica le categorie che possono ottenere i microcrediti: persone fisiche in condizione di vulnerabilità economica e sociale persone fisiche, associazioni e società (di persone, srls o cooperative) che vogliono avviare un’attività di lavoro autonomo o una microimpresa.


L’articolo suddetto delineava le caratteristiche iniziali dei prestiti:


importo massimo finanziato può essere di 10.000 euro per il sostegno delle persone in condizioni di povertà ed esclusione sociale


25.000 euro per l’avvio di un’attività economica, importo che può salire fino a 35.000 euro se il prestito è stato frazionato, se l’azienda ha rimborsato regolarmente il finanziamento e se ha raggiunto gli obiettivi intermedi del piano di sviluppo elaborato con il finanziatore; la durata del prestito è di 7 anni; chi eroga il prestito deve dare assistenza tecnica e monitorare l’utilizzo del prestito.


Oggi, come già detto arriviamo a 50.000 euro.


I prestiti di microcredito non sono accompagnati da garanzie reali.


Questo può rappresentare un rischio.


Per tutelare gli operatori autorizzati a concedere prestiti di microcredito è nato il Fondo di garanzia per il microcredito istituito nel 2014 con un Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico.

Con un decreto nel 2015 è stata semplificata la procedura


per l’accesso al fondo ed è stata concessa alle imprese la possibilità di richiedere la prenotazione della garanzia direttamente online.


Possono richiedere l’assistenza del fondo: autonomi, professionisti e imprese, attivi da meno di 5 anni, con meno di 5 dipendenti e che operano nei settori individuati dal Ministero. Per poter ottenere la garanzia del Fondo occorrono i seguenti requisiti:


attivo patrimoniale che non supera i 300.000 euro, ricavi inferiori a 200.000 euro e un indebitamento entro i 100.000 euro.


Coloro che hanno questi requisiti possono fare domanda per ottenere la garanzia del Fondo pubblico, a condizione che il prestito venga usato per:  l’acquisto di beni e servizi strumentali all’esercizio dell’attività d’impresa; la frequenza di corsi di formazione;  retribuire i nuovi dipendenti o i soci lavoratori.


Per richiedere la garanzia del Fondo è necessario prenotarsi online e confermare la prenotazione entro 5 giorni.


Quindi bisogna aver trovato un finanziatore da confermare, normalmente una banca ma anche finanziarie autorizzate; che ovviamente occorrerà contattare prima di fare la prenotazione online e che abbiamo dato la loro disponibilità ad erogare il microcredito.


Poi la Banca o la finanziaria presenteranno la domanda di ammissione alla garanzia entro 60 giorni.

carlo barbiera Commercialista

 

Il Bonus di 600-800 euro e il Modulo per i 25.000 euro

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 13.20 Comments commenti (1)

I prestiti alle imprese garantiti dallo Stato hanno avuto il via libera dalla Ue per lo schema di garanzie tramite Fondo per le Pmi e Sace diventa operativa già da oggi e le prime erogazioni potrebbero arrivare la prossima settimana.


Bisogna compilare il modulo di richiesta (denominato nel decreto allegato 4-bis) per scaricarlo cliccare il Link:


https://i2.res.24o.it/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Embedded/Documenti/2020/04/14/Allegato-4-bis.pdf


Il bonus di 600 euro le partite Iva, dovrebbe pervenire già questa settimana sui conti correnti di chi ha inoltrato la domanda. In Aprile il Bonus dovrebbe essere aumentato a 800 euro.


Per chi non ha ancora inoltrato la richiesta del Bonus ricordo che c’è tempo fino a dicembre.


Due chiarimenti su come procedere:


Si può utilizzare la procedura semplificata.

La possono utilizzare anche coloro che non son in possesso di SPID e PIN dispositivo.

La richiesta può essere fatta esclusivamente in modalità telematica.


Per l’accesso all’INPS si possono utilizzare:

PIN dispositivo rilasciato dall’Inps (per alcune attività semplici di consultazione o gestione è sufficiente un PIN ordinario);

• SPID di livello 2 o superiore;

• Carta di Identità Elettronica 3.0 (CIE);

• Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

Chi è in possesso di una qualsiasi di queste credenziali potrà utilizzarle per inviare la domanda per il Bonus

L’INPS ha messo a disposizione una procedura di rilascio diretto del PIN dispositivo tramite riconoscimento a distanza.

Modalità semplificata di compilazione e invio on line

L’accesso ai servizi sul portale istituzionale è consentito in modalità semplificata con esclusivo riferimento alle seguenti domande di prestazione per emergenza Coronavirus:

• indennità professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;

• indennità lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’AGO;

• indennità lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali;

• indennità lavoratori del settore agricolo;

• indennità lavoratori dello spettacolo;

• bonus per i servizi di baby-sitting.


La modalità semplificata consente di compilare e inviare le domande, inserendo la prima parte del PIN, ricevuto via SMS o e-mail, dopo averlo richiesto tramite portale o Contact Center.

Per chi non ha ancora il PIN la richiesta può essere effettuata attraverso il sito internet www.inps.it, utilizzando il servizio “Richiesta PIN”; oppure chiamando il Contact Center al numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa), oppure 06 164164 (a pagamento da rete mobile).

Una volta ricevute (via SMS o e-mail) le prime otto cifre del PIN, il cittadino le può già utilizzarlo in fase di autenticazione per la compilazione e l’invio della domanda on line.

Se non lo si riceva, entro 12 ore dalla richiesta occorrerà richiamare il Contact Center per la validazione della richiesta.


Il PIN semplificato è valido solo per l’emergenza Covid19, bisognerà poi venire in possesso anche della seconda parte del PIN per poi accedere alla piattaforma INPS.


Anche il PIN dispositivo si può chiedere on line.


Il PIN Dispositivo serve a chi ha una azienda, società ecc.. è un codice segreto di identificazione personale che permette, nella versione di Pin On Line, di poter accedere all’area riservata del sito INPS.

Per l’accesso ai servizi come: invio di alcuni moduli online, richiedere il riconoscimento di specifiche prestazioni sociali, pagare i contributi, inviare domande riguardanti la concessione di prestazioni a sostegno del reddito, assegni familiari, congedi parentali, pensioni ecc.. e soprattutto consente di accedere al Cassetto Previdenziale INPS, ma anche ai servizi riservati ai professionisti iscritti alla Gestione Separata, aziende, consulenti e professionisti, Caf e Patronati, Artigiani e commercianti, Medici Certificatori e ASL.

Quindi con il riconoscimento a distanza, gestita dal Contact Center, che consentirà di ottenere da remoto un PIN con funzioni dispositive senza attendere gli ulteriori 8 caratteri del PIN che ordinariamente venivano spediti tramite il servizio postale.

Il PIN ON Line può essere convertito in PIN DISPOSITIVO.

Per procedere alla conversione PIN, è necessario compilare direttamente online, il Modulo di richiesta che va salvato, stampato e inviato utilizzando i seguenti canali di trasmissione:

a) Direttamente alla sede Inps di appartenenza: presentare personalmente agli uffici INPS di competenza territoriale, il modulo firmato e una copia del documento.

L’operatore provvederà alla conversione del PIN.

Per informazioni chiamare il numero verde INPS.

b) Via telematica online: il modulo di richiesta conversione PIN DISPOSITIVO, una volta compilato va scansionato insieme al documento di riconoscimento, in un unico file della grandezza massima di 1Mb.

Una volta inviato il file si riceve la conferma della conversione del PIN in DISPOSITIVO mediante una email o SMS.

c) Via fax al numero 800 803 164: inviare il modulo di richiesta firmato e la copia del documento di riconoscimento.

La prima parte di Codice INPS ha una validità di 90 giorni, trascorsi i quali se non si procede al completamento della procedura di attivazione, il sistema genera il messaggio: "Attenzione il Pin inserito è scaduto".

Quindi sarà necessario seguire la procedura automatica per richiedere il cambio pin, inserendo il vecchio Pin che comporterà il rilascio del Nuovo PIN che è consigliabile stampare piuttosto che annotarlo.


Se invece il PIN è stato smarrito, perso o dimenticato si può chiedere un nuovo PIN utilizzando la procedura di "ripristino PIN Inps" che si trova nella pagina:

PIN smarrito richiesta ripristino;

ma è fondamentale che l’utente ricordi e inserisca i due contatti, (numero di cellulare, indirizzo mail, indirizzo PEC), in quanto per attivare la procedura di ripristino è necessario fornire il codice fiscale e due dei contatti in precedenza comunicati.

Se i dati inseriti vengono confermati dal sistema, si riceverà all’indirizzo email un messaggio che invita a cliccare su un apposito link o a copiarlo nella barra indirizzo del browser, indicando anche un codice di ripristino.

Quindi accedendo all’indirizzo indicato nella mail e inserendo il codice fiscale ed il codice si riceveranno:

a) I primi 8 caratteri del nuovo PIN via SMS

b) I secondi 8 caratteri del nuovo codice PIN via EMAIL all’indirizzo di Posta Elettronica.

Al primo accesso ad un qualsiasi servizio online, la procedura richiederà all’utente di seguire la procedura automatica di variazione PIN, il nuovo PIN avrà le stesse caratteristiche dispositive di quello smarrito.


Più complicata la procedura se due dei tre contatti in precedenza comunicati non corrispondono a quelli attuali, o non ci si ricorda quali erano.
In questo caso si dovrà procedere con la Revoca del PIN e la nuova richiesta come spiegato sopra.

carlo barbiera Commercialista


 

Come avere i soldi Covid19

Pubblicato il 09 aprile 2020 alle 13.50 Comments commenti (1)

Si chiama così l’ultimo Decreto:

"Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” cioè il DECRETO-LEGGE 8 aprile 2020, n. 23.

Il titolo è lungo, ma anche il Decreto non scherza e se aggiungiamo gli altri già usciti,  ce ne é da leggere fin oltre Pasquetta! Così niente gita fuori porta il Lunedì di Pasquetta.


Per le grandi e medie aziende i prestiti verranno gestiti dalla società Sace, specializzata nel sostegno alle imprese italiane. La Sace è controllata dalla CDP (Cassa Depositi e Prestiti).

Dopo Pasqua dovrebbe arrivare un nuovo decreto a sostegno di lavoratori e famiglie.

Per le partite IVA, oltre che per gli iscritti all’INPS, c’è anche quello per i professionisti e autonomi iscritti alle Casse di Previdenza private e avranno diritto anch’essi all'indennità di 600 euro per il mese di marzo (per i medici l’ENPAM ha previsto 1.000 euro e la possibilità di una anticipazione sulla pensione a determinate condizioni, per esempio che si siano versati almeno 15 anni di contributi ecc.. ).

Il bonus 600 euro Professionisti e Autonomi andrà chiesto alla propria Cassa e sarà erogato a chi ha avuto redditi fino a 35mila euro o, tra 35 e 50mila, che abbia subito cali di attività di almeno il 33% nei primi 3 mesi 2020.

Poi ci sono una miriade di proroghe e sospensione riassunte in una tabella alla fine di questo articolo.

Invece i 25.000 euro di finanziamento agevolato del Decreto Liquidità spettano a chi ha una partita Iva.
Si otterranno consegnando alla banca l’ultima dichiarazione dei redditi presentata (presumibilmente quella del 2018 perché quella del 2019 scadrebbe a settembre 2020) oppure l’ultimo pagamento di imposte.

La banca eroga il prestito che sarà garantito dallo Stato al 100%.
La garanzia è automatica e non c’è procedura di valutazione della Banca, perché c’è la garanzia dello Stato.
Le Banche potranno dare dei soldi senza aspettare il via libera del Fondo Centrale di Garanzia e non sarà necessario offrire alla Banca altre garanzie come ad esempio ipoteche sugli immobili.

Per questo scopo il decreto liquidità ha aumentato il Fondo.

Lo Stato quindi garantisce gratuitamente prestiti alle imprese in difficoltà.

Per le piccole e medie imprese la garanzia sarà del 100%. Il tutto senza valutazione della situazione finanziaria della stessa, cioè non deve essere aperta nessuna istruttoria o indagine circa lo stato finanziario di chi chiede il prestito.

Attenzione la Banca non può chiedere garanzie integrative o aggiuntive.
Garantisce lo Stato con il Fondo e niente burocrazia o modulistica complessa.

I finanziamenti avranno durata di 6 anni, per un importo massimo di 25.000 euro ma attenzione il prestito non potrà essere superiore al 25% dei ricavi del 2019..

Per i prestiti superiori resta la possibilità della garanzia fino all’80% secondo le regole previgenti, ad esempio i finanziamenti per investimenti, le start up e le PMI innovative, la "nuova Sabatini” ecc., la percentuale di garanzia viene modulata secondo le ordinarie regole del fondo, con la possibilità di ottenere comunque una garanzia dell’80%, fino a 5 milioni anche per i prestiti che rientrino negli ambiti di attività coperti anche da altre sezioni speciali.

Il rimborso del capitale decorre dopo 18 mesi dall’erogazione del finanziamento.

Per ora non c’è un’apposita procedura. Per questo motivo molte banche attendono chiarimenti o decreti attuativi. Ma va detto che si tratta di un finanziamento normale dove a garantirlo sarà il Fondo di Garanzia, quindi basta chiedere un prestito garantito dal Fondo quando l’impresa si rivolge alla Banca.

 

Per la sospensione dei mutui l’art. 56 del decreto Cura Italia prevede il blocco del pagamento delle rate di prestiti e mutui anche per i professionisti e autonomi danneggiati dall’emergenza, stabilendo anche per legge l’impossibilità di revoca di aperture di credito e prestiti a fronte di crediti esistenti alla data del 17 marzo, data di pubblicazione del decreto. 

Per i contratti di di leasing e gli altri finanziamenti rateali, il pagamento dei canoni o delle rate è sospeso fino al 30 settembre, quindi il piano di rimborso delle rate è dilazionato.

Le aperture di credito a revoca o per anticipi su crediti,  sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020.

Anche i prestiti non rateali, insieme agli elementi accessori,  sono prorogati senza formalità fino al 30 settembre 2020 senza modificarne le condizioni;

Il Governo ha potenziato il Fondo di Solidarietà per i mutui, il cosiddetto Fondo Gasparrini.

Lo possono chiedere i lavoratori subordinati e parasubordinati che hanno perso il lavoro oppure subito una sospensione dal lavoro o una riduzione delle ore per un periodo di almeno trenta giorni.

Il decreto “Cura Italia” l’ha esteso ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che autocertifichino di aver subito nel primo trimestre un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019 per le restrizioni del Covid-19.

L’adesione al fondo per i mutui acquisto prima casa è limitata agli immobili di valore non superiore ai 250.000 euro:

Questo il Link della Consip che è delegata ad autorizzare la sospensione per i mutui prima casa:

 http://www.consap.it/fondi-di-solidarieta/fondo-di-sospensione-mutui-per-l-acquisto-della-prima-casa/

La sospensione della rata è prevista per un massimo di 18 mesi.

Ma attenzione, in alternativa si può chiedere la surroga, cioè la rottamazione del mutuo vecchio con uno nuovo più conveniente, magari allungandone la durata, forse più interessante perché nei prossimi mesi gli interessi verosimilmente scenderanno, mentre la sospensione è solo un posticipo del pagamento.

Normalmente le Banche tendono a far chiedere la sospensione della sola quota capitale, quindi attenzione al piano di ammortamento e alla quota capitale e alla quota interessi di ogni rata, perché per ottenere anche la sospensione degli interessi occorre insistere.

Per il rinvio delle rate di mutuo se viene sospesa solo la quota capitale è copertpo solo il 50% degli interessi maturati durante il periodo di sospensione.

Attenzione la quota interessi, che è il vero guadagno delle banche, le banche cercheranno di non sospenderlo continuando a incassarlo, anche se per molti rappresenta il 70% della rata, infatti se guardate il piano di ammortamento (normalmente le banche applicano il metodo alla Francese) e la quota capitale e la quota interessi, vedrete che nei primi anni è molto più alta la quota interessi che la quota capitale, mentre negli ultimi anni accade il contrario.

Gli interessi corrisposti con il metodo all'italiana sarebbero minori di quello alla francese, secondo me le Banche applicano quello alla francese per “fidelizzare” il cliente, infatti se ho pagato già gran parte degli interessi nelle prime rate, ho scarsi motivi per chiedere la surroga o estinguere anticipatamente il mutuo.

Forse è solo un errore del mondo bancario, eppure ciò tende a sfinire il cittadino che non riesce a pagare il mutuo per le conseguenze derivanti dalla quarantena per il coronavirus.

Ma chi ha letto in profondità il testo di legge trova un’altra “distrazione” nel secondo comma dell’articolo 6 del decreto laddove si stabilisce che “per tutto quanto non previsto dal presente decreto continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al al DM n. 132/2010 non incompatibili con le previsioni introdotte dall'art. 26 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9 e dall'art. 54 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18.

E lì casca l'asino.

Infatti basterà leggere il comma 477 della Legge 244 del 2007 modificato dal DM 132/2010 che elenca i casi in cui la sospensione non può essere concessa: "477. La sospensione prevista dal comma 476 non può essere richiesta per i mutui che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche: a) ritardo nei pagamenti superiore a novanta giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda da parte del mutuatario, ovvero per i quali sia intervenuta la decadenza dal beneficio del termine o la risoluzione del contratto stesso, anche tramite notifica dell'atto di precetto, o sia stata avviata da terzi una procedura esecutiva sull'immobile ipotecato; b) fruizione di agevolazioni pubbliche (n.d.r. ce li hanno in molti, per esempio contributo interessi della Regione); c) per i quali sia stata stipulata un'assicurazione a copertura del rischio che si verifichino gli eventi di cui al comma 479, purché tale assicurazione garantisca il rimborso almeno degli importi delle rate oggetto della sospensione e sia efficace nel periodo di sospensione stesso."

E se viene sospesa la sola quota capitale e non la quota interessi, ciò che fa confusione è che sia scritto che è il Fondo che copre il 50% degli interessi, ma attenzione solo quelli che maturano per la sospensione e non la quota interessi riportata nel piano di ammortamento della rata del muto, perché quella si continua a pagare alle solite scadenze.

Quindi chi sta subendo la riduzione dell'orario o la sospensione dal lavoro, oppure è in seria difficoltà con il fatturato mensile della propria ditta individuale o piccola impresa in seguito all'allarme Coronavirus, può pensare di richiedere la sospensione delle rate del mutuo direttamente alla propria banca.

La sospensione delle rate (fino a 18 mesi) comporta semplicemente un allungamento del piano di ammortamento.

Entra infatti in aiuto il Fondo di Solidarietà per i mutui.

Il Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa è stato istituito, presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, con la Legge n. 244 del 24/12/2007 che prevede la possibilità per i titolari di un mutuo prima casa, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate al verificarsi di situazioni di temporanea difficoltà che incidono negativamente sul reddito del nucleo familiare.

Per inoltrare la richiesta è necessario compilare il modulo disponibile sul sito Consap e rivolgersi direttamente alla propria banca.

Oltre al modulo compilato, bisognerà consegnare la documentazione che attesti il rispetto dei requisiti previsti.

Il modulo si trova a questo indirizzo internet:

http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/interventi_finanziari/interventi_finanziari/ModuloSospensioneMutui2020.pdf

Però terrei conto anche della possibilità di cambiare banca con la surroga del mutuo che consente di trasferire gratuitamente il mutuo dalla banca originaria presso un altro istituto di credito a condizioni contrattuali più vantaggiose.

 

Un’altra possibilità è quella introdotta dall’art. 49, comma 5 del decreto – legge” Cura Italia” del 17 marzo 2020 che eleva l’importo massimo delle operazioni di microcredito imprenditoriale da 25.000 a 40.000 euro.

Tale disposizione – lasciando invariata la possibilità, prevista dalla vigente normativa, di un ulteriore aumento dell’importo pari a 10.000 euro – consente ai soggetti beneficiari del microcredito di ottenere un finanziamento complessivo massimo di 50.000 euro, con regolarità delle ultime sei rate pagate.

Per tutti coloro che avessero richiesto il microcredito sarà possibile usufruire della sospensione delle rate secondo i provvedimenti normativi emanati dal governo, recandosi o contattando la propria banca per inviare la richiesta di sospensione su appositi moduli forniti dalla banca.

Per il Microcredito vi rinvio al mio articolo pubblicato il 19 maggio 2015:

http://www.btstudio.eu/apps/blog/show/45212830-il-27-maggio-ci-sar%C3%A0-il-click-day-per-il-microcredito

La differenza tra il microcredito e il credito ordinario è l’ascolto e il sostegno ai beneficiari dalla fase ante erogazione a quella post erogazione, con attenzione alla validità e sostenibilità del progetto.

Si rivolge a coloro che intendono avviare o potenziare un’attività di microimpresa o di lavoro autonomo e/o che hanno difficoltà di accesso al credito bancario.

E’ riservato a ditte individuali e lavoratori autonomi in attività da meno di 5 anni e con massimo 5 dipendenti e a società di persone, srl semplificate, società cooperative in attività da meno di cinque anni e con massimo 10 dipendenti e a società professionali.

Il finanziamento è destinato all’acquisto di merci e servizi, materie prime, beni ecc. connessi all’attività e le retribuzioni per la formazione aziendale e per ripristinare liquidità ecc.,

di fatto è un mutuo chirografario di 84 mesi di durata, che include anche il periodo di preammortamento. L’importo è di 40 mila euro elevabili a 50 mila euro se le ultime 6 rate pregresse sono state pagate in maniera puntuale e se lo sviluppo del progetto finanziato risulta in linea con il raggiungimento dei risultati previsti.

E' prevista la garanzia pubblica del Fondo di garanzia per le PMI (80% dell’importo finanziato); la Banca potrà richiedere ulteriori garanzie personali (non reali) solo relativamente alla parte non coperta dalla garanzia pubblica.

La richiesta di accesso al microcredito è totalmente gratuita fino all’atto di erogazione del finanziamento.

Successivamente, laddove previsto dalla convenzione con l’istituto bancario, l’importo relativo all’1% (uno percento) della somma erogata verrà trattenuto dalla banca, all’atto dell’erogazione e trasferito al tutor incaricato dei servizi ausiliari.


Tabella di sintesi delle proroghe e sospensioni Covid 19:

DL 18/2020, dall'art.61 all'art.71 di seguito le schede-moduli dell’Agenzia delle Entrate

Sospensione versamenti imprese maggiormente colpite (Art.61);

Sospensione versamenti per imprese e lavoratori autonomi (Art. 62 commi 2, 3 e 5);

Sospensione per i soggetti delle cd. "zone rosse" (Art. 62 comma 4);

Sospensione dei termini per gli adempimenti tributari (Art. 62 commi 1 e 6);

Non effettuazione di ritenute sui redditi di lavoro autonomo e altri redditi su provvigioni (Art.62 comma 7);

Sospensione di termini relativi all'attività degli ufficiali giudiziari degli enti impositori (Art.67);

Premio ai lavoratori dipendenti (Art.63): 100 euro per il mese di marzo, destinato ai titolari di reddito da lavoro dipendente con reddito complessivo inferiore a 40 mila euro/annui. Il premio è assegnato pro-rata temporis, in base alle giornate lavorate nel mese, ai dipendenti che nel mese di marzo hanno svolto l'attività lavorativa presso la sede di lavoro prevista dal contratto;

Credito di imposta per le spese di sanificazione (Art.64);

Credito di imposta per botteghe e negozi (Art.65);

credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo;

Detrazioni erogazioni liberali a sostegno delle misure a contrasto dell'emergenza COVID-19 (Art. 66);

Deduzioni erogazioni liberali a sostegno delle misure a contrasto dell'emergenza COVID-19 (Art. 66);

Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all'agente della riscossione (cd. cartelle - art.68);

Differimento termini "rottamazione ter" e "saldo e stralcio" (Art.68);

Rinuncia alla sospensione dei versamenti (Art.71).

Sostegno ai lavoratori e alle aziende, affinché nessuno perda il posto di lavoro

Cassa integrazione in deroga estesa all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, comprese le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito del “COVID-19” per la durata di 9 settimane.

Assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” esteso anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti;

Sostegno per i magistrati onorari in servizio: riconoscimento di un contributo economico mensile pari a 600 euro per un massimo di tre mesi e parametrato al periodo effettivo di sospensione dell’attività.

Equiparazione alla malattia del periodo trascorso in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva per Covid-19, per il settore privato come era già per il pubblico già inserita nel DL del 9 marzo 2020;

Sostegno dei genitori lavoratori, a seguito della sospensione del servizio scolastico, è prevista la possibilità di usufruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni o con disabilità in situazione di gravità accertata, del congedo parentale per 15 giorni aggiuntivi al 50% del trattamento retributivo. Oppure di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del Servizio sanitario nazionale e le Forze dell’ordine;

Misure per il settore agricolo e della pesca, come la possibilità di aumentare dal 50 al 70% la percentuale degli anticipi spettanti alle imprese che hanno diritto di accedere ai contributi PAC e la costituzione di un fondo presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, per la copertura degli interessi passivi su finanziamenti bancari e dei costi sostenuti per interessi maturati sui mutui, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.

Sostegno alla liquidità delle famiglie e delle imprese

Moratoria dei finanziamenti a micro, piccole e medie imprese (che riguarda mutui, leasing, aperture di credito e finanziamenti a breve in scadenza);

Gratuità della garanzia del fondo, con la sospensione del versamento delle commissioni di accesso al fondo stesso;

Per le operazioni di importo fino a 100.000 euro, le procedure di valutazione per l’accesso al fondo saranno ristrette al fine di ammettere alla garanzia anche imprese che registrano problemi col sistema finanziario;

Estensione per la concessione della garanzia da 2,5 milioni a 5 milioni di finanziamento;

I soggetti privati avranno facoltà di contribuire a incrementare la dotazione del fondo p.m.i. (oggi riconosciuta a banche, Regioni e altri enti e organismi pubblici)

Erogazione facilitata delle garanzie per finanziamenti a lavoratori autonomi, liberi professionisti e imprenditori individuali;

Confidi per le microimprese con misure di semplificazione;

Incremento dell’indennità dei collaboratori sportivi;

Immediata entrata in vigore del “volatility adjustment” per le assicurazioni;

Corresponsione agli azionisti e agli obbligazionisti danneggiati dalle banche un anticipo pari al 40 per cento dell’importo dell’indennizzo spettante a valere sul Fondo indennizzo risparmiatori (FIR);

Controgaranzia per le banche, da parte di Cassa depositi e prestiti, con cui consentire l’espansione del credito anche alle imprese medio-grandi impattate dalla crisi.

Incentivo alla cessione dei crediti deteriorati (NPL) mediante conversione delle attività fiscali differite (DTA) in crediti di imposta per imprese finanziarie ed industriali;

Rimborso dei contratti di soggiorno e sulla risoluzione dei contratti di acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi della cultura, con la previsione del diritto al rimborso per le prestazioni non fruite sotto forma di voucher di pari importo alla spesa sostenuta da utilizzare entro un anno dall’emissione;

l’istituzione del Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo e ulteriori disposizioni urgenti per sostenere il settore della cultura;

Incremento delle anticipazioni del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 nell’ambito dei Piani Operativi delle Amministrazioni Centrali e dei Patti per lo sviluppo. Possibilità di chiedere il 20% delle somme assegnate ai singoli interventi, se dotati di progetto esecutivo o definitivo;

Misure in materia di giustizia civile, penale, amministrativa, tributaria, contabile e militare, quali, tra l’altro, il rinvio d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020 delle udienze per i procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari e la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili, penali e amministrativi, salvo specifiche eccezioni;

Misure per gli Istituti penitenziari e per la prevenzione della diffusione del COVID-19 nelle carceri;

Misure e in materia di lavoro agile e di esenzione dal servizio e di procedure concorsuali, con la previsione che, fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni e che lo svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso al pubblico impiego sono sospese per sessanta giorni a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto;

Possibilità di riunirsi in videoconferenza per i consigli dei comuni, delle province e delle città metropolitane e le giunte comunali, per gli organi collegiali degli enti pubblici nazionali e per le associazioni private anche non riconosciute e le fondazioni

Proroga al 31 agosto 2020 della validità dei documenti di riconoscimento scaduti o in scadenza successivamente alla data di entrata in vigore del decreto;

Fino al 31 maggio 2020 per lo svolgimento del servizio postale relativo agli invii raccomandati, agli invii assicurati, alla distribuzione dei pacchi, la firma è apposta dal postino sui documenti di consegna in cui è attestata anche la modalità di recapito e ulteriori disposizioni per lo svolgimento dei servizi di notificazione a mezzo posta:

Differimento del termine in materia di svolgimento delle assemblee di società e per i rendiconti annuali 2019 e dei bilanci di previsione 2020-2022;

Rinvio al 30 giugno di scadenze adempimenti relativi a comunicazioni sui rifiuti;

Continuità dell’attività formativa e a sostegno delle università delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca, con l’istituzione di un fondo e la proroga dell’ultima sessione delle prove finali per il conseguimento del titolo di studio relative all’anno accademico 2018/2019, e dei termini di ogni adempimento connesso, al 15 giugno 2020;

Contributi per le piattaforme relative alla didattica a distanza;

Misure per favorire la continuità occupazionale per i docenti supplenti brevi e saltuari;

Proroga del mandato dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali fino a non oltre i 60 giorni successivi alla data di cessazione dello stato di emergenza;

Proroga di sei mesi del termine per l’indizione del referendum confermativo della legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Ecc. ecc.

carlo barbiera   Commercialista

 

 

 

 

Nuovo Governo ! nuove tasse?

Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 04.45 Comments commenti (53)

Niente più flat tax.

Il Nuovo Governo non ce l'ha nel programma.

Quindi pietra tombale sulla flat tax.

Deluse le aspettative di imprese e famiglie di vedere finalmente ridotta la pressione fiscale e semplificato il ginepraio di imposte dirette e indirette.


https://www.youtube.com/watch?v=WG7ya51Snpo


carlo barbiera  Commercialista

Per saperne di più scrivere a [email protected] o telefonare allo 0039 0432 501768

non si possono guidare veicoli con targa straniera

Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 04.25 Comments commenti (1)

Chi è residente in Italia, non può guidare, sulle strade Italiane, un veicolo con targa straniera, pena il sequestro dell'auto.

Questa è la regola principale, che vale ormai per tutti i paesi Europei.

Anche l'Austria ha adottato questa regola:

In Austria Il passaggio alla targa austriaca deve avvenire entro e non oltre un mese dopo l'attraversamento della frontiera.

Le persone con residenza principale in Austria possono utilizzare un veicolo con un numero di immatricolazione straniero per un massimo di un mese. Invece con la sola residenza temporanea in Austria, il veicolo può essere utilizzato per un massimo di un anno in Austria. 

La scadenza può essere estesa a 2 mesi su apposita richiesta.

Nel caso di ispezioni, si applica l'inversione dell'onere della prova: il conducente deve essere in grado di dimostrare che il limite di tempo non è ancora scaduto o che il veicolo sta "visitando" temporaneamente l'Austria.  

carlo barbiera  commercialista

Per saperne di più scrivere a [email protected] o telefonare allo 0039 0432 501768


Il Risparmiometro e le truffe delle banche.

Pubblicato il 21 maggio 2019 alle 05.45 Comments commenti (41)

Il 24 settmebre del 2017 riportai, in un articolo su questo Blog, la frase di Rossella Orlandi (Direttore Generale dell'Agenzia delle Entrate per tre anni, ora retrocessa a Direttore dell'Emilia Romagna) con la quale prometteva di scatenare il lato oscuro del Fisco contro i contribuenti.

Forse faceva riferimento alla potente macchina di Guerre Stellari, la Morte Nera.
Qualche collega ne parla ancora scherzosamente,
ma non tanto analizzando il Risparmiometro.

Come dire sconfitta la prima Morte Nera (ne scrissi agli albori di questo Blog il 22 novembre 2012), ecco che ne nasce un'altra, come nella trilogia.

Allora si parlava di Redditest, Redditometro, Ricavometro, Spesometro, Riccometro, gli Studi di Settore, da poco è stato inventato anche l'Esterometro ma....
il Risparmiometro ci mancava …..
si,
ne sentivamo proprio la mancanza!

Se n’era parlato parecchio con non pochi timori da parte dei titolari di conto correnti.
Il nuovo algoritmo del fisco funziona così:
Se hai troppi risparmi sul conto, arrivano i controlli del fisco.
Capirai che algoritmo,
Einstein si starà rivoltando nella tomba.

Sembra che la Morte Nera… pardon....volevo scrivere la Superanagrafe del Risparmiometro entri in azione anche nei confronti dei piccoli contribuenti: le persone fisiche, le ditte individuali, i lavoratori dipendenti, i pensionati cioè quei cittadini oculati, formichine che hanno risparmiato granellino su granellino per accumulare un tesoretto e....

Pam!

arriva il Fisco e tutto ti porta via.

Ma a parte gli scherzi

vediamo come funziona e come difendersi da questa nuova trovata per spremerci meglio,
perché anche se le intenzioni sono quelle di dare la caccia agli evasori,
le croniche esigenze di cassa,
gli obbiettivi più facili da colpire,
il budget di fine anno da rispettare,
i premi ai Funzionari per il raggiungimento degli obbiettivi quantitativi (anziché qualitativi) ecc.
finiranno col garantire un uso distorto della norma.

L'algoritmo è questo:
Se il contribuente ha speso più di quanto ha incassato è quasi sicuro che abbia redditi “in nero”,
Per il Fisco vale sempre la famosa frase di Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre.
A dire il vero nella frase originaria c'era anche la parola “quasi” che però è stata rottamata … tanto si sa il Fisco è un gran peccatore.

Il contribuente si salva solo se dimostra di aver vinto al Superenalotto, ricevuto eredità, donazioni, mutui dalle banche degli amici degli amici ecc...
Ma non sono indenni neppure i risparmi che avevate, ma che non avete più perché le banche vi hanno rubato facendovi fare mirabolanti investimenti o facendovi comprare le loro azioni cartastraccia.

Ecco è semplice!

Questo “nero” scovato viene tassato e sanzionato.
Perché il fisco dice che i soldi guadagnati non possono essere tutti messi da parte.
Una gran parte deve essere spesa in alimenti, affitto, utenze, benzina, medicine, ecc.

Vi ricordate il nonno che Vi diceva che per risparmiare mangiava “pan e formadi”
niente da fare!
il Fisco vuole, fortissimamente vuole che si incrementino i consumi:

viva la cicala .... a morte la formica!
Anche Jean de La Fontaine si starà rivoltando nella tomba.

Sei un risparmiatore?
Ecco che allora sei un sospetto!

Ma per fare questo il Fisco ha bisogno di una Superanagrafe.
Vi ricordate il “Grande Fratello” ecco più o meno.
Sarà una anagrafe dei conti correnti e di tutti i rapporti finanziari, libretti di risparmio, depositi, cassette di sicurezza, titoli, ecc.

Ma da dove spunta e chi è il responsabile di questa trovata?

Era stata annunciata come arma finale contro tutti i contribuenti anche quelli che non hanno partita iva, già dal decreto salva-Italia...

e si!

Sempre lui il Governo Monti.

Entrate e GDF potranno sfruttare il Grande Fratello delle Banche.
Infatti non basta che le Banche ci abbiano schiacciati con il potere finanziario e derubati con le truffe legalizzate, cha siano state sostenute e finanziate a tasso zero dalla BCE (ovviamente con i soldi dei contribuenti) e che l'Italia abbia dovuto finanzaire gli altissimi interessi sul suo debito pubblico chiedendo soldi alle banche che invece gli interessi se li sono fatti pagare eccome.

Le banche adesso diventano delatori e informatori del Fisco. .... finite le truffe, adesso le Banche ci vendono al Fisco

Non se ne può più!

Io torno a mettere i soldi sotto il materasso!

Sapete cosa faranno poi ?
Le famigerate “liste selettive” (una nuova colonna infame di Manzoniana memoria), gli elenchi cioè dei contribuenti più a ....rischio, si dice all' Agenzia delle Entrate, ma in realtà saranno quelli più facili da spremere.

l Risparmiometro è dunque confermato e ampliato.

Chissà se poi quando la gente, rimasta senza soldi chiederà il pane, l'Agenzia delle Entrate gli dirà di mangiare Brioches.

Il nuovo strumento che manca al nostro Fisco è il Ragionevolezzometro.

Carlo Barbiera Commercialista
Per saperne di più scrivere a [email protected] o telefonare allo 0039 0432 501768

Saldo e Stralcio e Rottamazione ... Fai D.A. te

Pubblicato il 02 aprile 2019 alle 10.00 Comments commenti (8)

Entrando nel “Fai D.A. te” dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, nella pagine dedicata al saldo e stralcio si può compilare online il modulo di adesione SA-ST:

https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/definizione-agevolata/saldo-e-stralcio/cosa-succede-dopo-aver-presentato-la-domanda/

Ricordo il mio articolo del 20 febbraio u.s. e le aliquote del Saldo e stralcio in base alle risultanze dell’ISEE: 

16% ISEE sotto gli 8.500
20% ISEE da 8.500 fino a 12.500
35% ISEE da 12.500 a 20.000
Sopra i 20.000 resta la rottamazione ter.
Il 10% solo per chi ha in corso la procedura di liquidazione per sovraindebitamento.

Anche per le multe stradali o i mancati pagamenti del “bollo auto” si può fare la “rottamazione” online, tramite il “Fai D.A. te”:

https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/definizione-agevolata/

Si può chiedere l'elenco delle cartelle rottamabili e visionare l'importo dovuto ed inviare la domanda di rottamazione entro il 30 aprile 2019.

Coloro che aderiscono alla “rottamazione ter” delle cartelle non corrisponderanno le sanzioni e gli interessi di mora per le imposte e i debiti affidati alla riscossione nel periodo 2000-2017. Mentre per le multe stradali non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Con il modello DA-2018 si fa la domanda per rottamare cartelle e avvisi riferiti al periodo che va dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Si inseriscono i dati anagrafici, indirizzo email, i riferimenti delle cartelle o degli avvisi che si vogliono pagare in modo agevolato e allegare documento di identità e dichiarazione sostitutiva attestante la qualifica del dichiarante e indicare se intende pagare in un'unica soluzione oppure in 5 anni con 18 rate che scadono a luglio e novembre 2019 e a febbraio, maggio, luglio e novembre degli anni 2020, 2021, 2022 e 2023.

“Fai D.A. te” è presente anche nell'area riservata del sito dove si accede con le proprie credenziali e ovviamente qui non è necessario allegare alcuna documentazione di riconoscimento, per ricevere il prospetto informativo e per inviare la domanda. All'interno dell'area riservata è possibile “rottamare” anche singole cartelle o singoli debiti contenuti nella cartella.

Il modello per la rottamazione: Da-2018 può essere inviato anche tramite PEC insieme alla copia del documento di identità (l'elenco degli indirizzi pec regionali è allegato al modello Da-2018 e pubblicato sul SITO).

Oppure presentare il modello compilato e firmato, agli sportelli di agenzia delle Entrate-Riscossione.

Per ulteriori approfondimenti ci contatti allo 0432501768 o via email: [email protected]

Carlo Barbiera Commercialista

Del doman ... fiscale ... non v'è certezza

Pubblicato il 20 febbraio 2019 alle 14.30 Comments commenti (2)

L'avvento della fattura elettronica ha cancellato il cosiddetto Spesometro ma ha introdotto l'Esterometro.

Il saldo e stralcio (pace fiscale) è stato modificato in sede di conversione nella parte che riguarda le percentuali.....guarda caso a sfavore del contribuente.

Nel mio articolo del 27 ottobre ? Dicevo:

….. tre aliquote per la pace fiscale a saldo e stralcio per le cartelle esattoriali, anche INPS, per coloro che dimostrano di essere in difficoltà, con le percentuali minima al 6%; intermedia al 10%; massima al 25% (vedremo i dettagli nella conversione del Decreto in Parlamento).

E infatti nella conversione le tre aliquote sono diventate:

16% ISEE sotto gli 8.500

20% ISEE da 8.500 fino a 12.500

35% ISEE da 12.500 a 20.000

Sopra i 20.000 resta la rottamazione ter.

Il 10% solo per chi ha in corso la procedura di liquidazione per sovraindebitamento.

Si paga comunque l'aggio per l'agente di riscossione e le spese di notifica e delle procedure esecutive.

Le domande per il Saldo e Stralcio e la rottamazione Ter scadono il 30 Aprile.

C'è però la rottamazione automatica quella che cancella tutte le iscrizioni a ruolo dal 01/01/2000 al 31/12/2010, con importo, per singola partita, comprese sanzioni ed interessi, non superiore a 1.000,00 Euro.

Per ulteriori approfondimenti ci contatti allo 0432501768 o via email: [email protected]

Carlo Barbiera Commercialista


IL BOLLO SULLA FATTURA ELETTRONICA

Pubblicato il 01 febbraio 2019 alle 06.50 Comments commenti (0)

Come assolvere l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.

Per i documenti informatici fiscalmente rilevanti (fatture, atti, documenti, registri) emessi o utilizzati durante l’anno, l’imposta di bollo è assolta con il versamento diretto in un’unica soluzione, tramite Modello F24 in modalità esclusivamente telematica, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, come confermato anche dal recente Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 28 dicembre 2018.

Per le fatture non soggette a IVA la marca da bollo è di 2 Euro se l’importo supera Euro 77,47 e nei seguenti casi:

Fatture mediche.
Operazioni escluse dal campo di applicazione dell’Iva ai sensi dell’articolo 15 del Dpr 633/1972.
Operazioni esenti ai sensi dell’articolo 10 del Dpr 633/1972.
Operazioni fuori campo Iva per carenza del presupposto soggettivo, oggettivo o territoriale.
Operazioni non imponibili relative a operazioni assimilate alle esportazioni, ai servizi internazionali, ai servizi connessi agli scambi internazionali, le cessioni agli esportatori abituali o esportazioni indirette.

Chi emette la fattura dovrà valorizzare nel tracciato XML della fattura elettronica l'apposito campo e pagare l'imposta in modalità telematica entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
Cioè il contribuente versa in un'unica soluzione, l’ammontare dell’imposta di bollo da assolvere, indicando nel modello F24 l’esercizio di riferimento ed il codice tributo 2501. 

Sulla fattura elettronica andrà indicata la dicitura “Imposta di bollo assolta virtualmente ai sensi del DM 17.6.2014”.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare 16 E del 14/04/2015 ha chiarito che per le fatture elettroniche non serve la preventiva autorizzazione, né gli adempimenti previsti dagli articoli 15 e 15-bis del DPR n. 642.
Il comunicato Stampa n° 224 del 28/12/2018, il MEF ha previsto che con la fatturazione elettronica cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.
In particolare, il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.
L’Agenzia quindi metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo o con addebito su conto corrente bancario o postale oppure utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Nota bene il bollo va anche sulle fatture dei regimi dei minimi e forfettari che non comportano l’addebito dell’IVA, ma che sono esenti dall’emettere fattura elettronica e che quindi emettendo fatture su carta, possono fisicamente applicare la marca da bollo sell’0riginale.

Si ricorda che per i libri e sui registri (art. 16 della tariffa allegata D.P.R. 642 del 1972) in formato cartaceo, l’imposta di bollo è dovuta ogni 100 pagine, per gli archivi libri o registri tenuti in formato digitale invece dovrete versare un’imposta pari a 16 euro ogni 2500 registrazioni o frazioni di esse. Per le società che non sono di capitali l’imposta di bollo sarà pari invece a 32 euro per ogni 2500 registrazioni.

Nell dichiarazioni dei redditi dell’Unico 2018 SC – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS104) per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica. Nel rigo RS104 va indicato il codice 1, se il contribuente ha conservato in modalità elettronica, almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, se il contribuente non ha conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari. Unico 2018 SP – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS40) per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari. Nel rigo RS40 va indicato il codice 1, se il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, ha conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, qualora il contribuente, nel periodo d’imposta di riferimento, non ha conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari. Unico 2018 ENC – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS83) per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nel periodo d’imposta di riferimento. Nel rigo RS83 va indicato il codice 1, se il contribuente ha conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, se il contribuente, non ha conservato in modalità elettronica alcun documento rilevante ai fini tributari. Unico 2018 PF – Va compilato il prospetto “Conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari” (rigo RS140), per comunicare di aver effettuato la conservazione in modalità elettronica dei documenti rilevanti ai fini tributari nel periodo d’imposta di riferimento. Nel rigo RS140 va indicato il codice 1, se il contribuente ha conservato in modalità elettronica almeno un documento rilevante ai fini tributari ovvero il codice 2, qualora il contribuente non abbia conservato in modalità elettronica alcun documento.
Carlo Barbiera commercialista
Per ulteriori approfondimenti ci contatti allo 0432501768 o via email: [email protected]



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