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Il re è morto. Viva il re.

Il re è morto. Viva il re. 

Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti, sovvertendo tutti i pronostici e dimostrando ancora una volta l’inattendibilità dei sondaggi.

Quali conseguenze possiamo immaginare nell’immediato?

1)      La magmaticità del programma politico  si concretizzerà in scelte concrete gestite quasi esclusivamente dallo staff dei tecnocrati; Trump sarà l’ariete, l’uomo da ring e per certi versi l’uomo immagine. Verrà nella sostanza ricalcata l’esperienza reaganiana; ciò non sarà sorprendente, perché questo modello di delega è molto applicato nelle grandi realtà imprenditoriali. Questo renderà gli indirizzi politici molto più meditati e le scelte molto più tattiche di quelle che il nuovo presidente ci fa temere. 

2)      I rapporti internazionali si modificheranno, accentuando gli accordi bilaterali; questo porterà l’Unione Europea alla necessità di individuare un unico rappresentante e a decidere in chiave comunitaria. Diversamente, per l’Europa il rischio sarà l’implosione in chiave nazionalistica. La tensione nei rapporti Usa-Russia avrà un rallentamento, e questo potrebbe creare le condizioni per l’eliminazione di quelle sanzioni economiche che costituirebbero una grande opportunità per il sistema Italia.

3)      Il possibile rallentamento degli scambi commerciali, così come l’eventuale innalzamento di barriere doganali avrà delle sicure ripercussioni globali. Ma sono convinto che questo rimarrà più sulla carta che nei fatti. I mercati prezzeranno tale paura con una prima fase di debolezza; ma l’indebolimento del dollaro, il minor peso del debito estero dei paesi emergenti, la rinnovata competitività del sistema industriale americano, l’apertura del mercato russo, la maggior flessibilità nei bilanci degli stati europei, il bazooka inarrestabile di Mario Draghi riporteranno i mercati verso la debole crescita.

4)      La vittoria inaspettata e il timore della becera politica darà supporto ai partiti governativi; sono convinto che l’esito di tale campagna elettorale sosterrà, nel suo impatto emotivo, il fronte del Sì nel referendum italiano e forse, se in aprile se ne risenteranno ancora gli effetti, anche nelle elezioni tedesche e francesi.

5)      L’impostazione dei portafogli di investimento porterà una minor presenza di dollaro e una sostanziale redistribuzione  dei pesi investiti a favore delle altre aree globali, in primo luogo Europa (comprese le aree nordiche e la Svizzera) e Giappone. 
Il Quantitative Easing difficilmente verrà a mancare. 
I criteri di flessibilità nei limiti concessi alla spesa pubblica saranno più accomodanti, così come non sorprenderebbe che anche verso gli istituti bancari potessero essere accettati dei requisiti meno stringenti.

Il mercato nella prima ora di negoziazione segna un calo marcato del 2%. 

Le valute non registrano oscillazioni di rilievo.

Questo, come avevamo previsto, è un mercato che è in grado di digerire qualsiasi evento. 
Nel tempo e con la dovuta progressione attueremo i cambiamenti necessari

Per ulteriori informazioni ci contatti allo 0432/501768 
o via email:studio@btstudio.eu



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