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Banca Popolare di Vicenza. Quanto vale una azione?

Sono già andati in fumo 14,50 euro per azione della BPV dopo la svalutazione da 62,5 a 48 euro.
Ma se vogliamo essere realisti il valore “teorico” dell'azione dopo la pulizia di bilancio è di circa 30 euro.
Ma quando la prossima primavera saranno quotate in Borsa, il prezzo è destinato ad allinearsi agli standard delle altre Banche che è dello 0,7 del patrimonio netto. Quindi, salvo tendenze anomale di mercato, il valore di ogni azione dovrebbe attestarsi sui 20 euro.
Ma secondo Il Sole 24 Ore il patrimonio netto effettivo della B.P.V. in questo momento è di soli 2 miliardi e quindi una azione dovrebbe valere ancora meno.  E mi fermo qui per non creare allarmismi.
Spesso ci si dimentica che tutto è già accaduto molti anni fa.
Ma certi operatori bancari no! Così vengono riproposti gli stessi “balletti” e …. ci si ricasca.
Ricordate cosa accadde alla Banca del Friuli negli anni 80? 
C’era una situazione fotocopia della Banca Popolare di Vicenza.
Le stesse proposte, mutui e finanziamenti-acquisto azioni, condizioni vantaggiose e altro-acquisto azioni a valore alto ecc..
C’era la lira e il valore per ogni azione della Banca del Friuli era da 60.000 lire in su … poi crollo a 10.000 Lire.
Anche qui la quotazione veniva fatto allo sportello dai funzionari della Banca medesima, poi le azioni furono quotate in borsa al ristretto. Ma era una S.p.A ., non una cooperativa dove ogni azionista ha solo un voto a prescindere della quantità delle azioni possedute. La Banca del Friuli si era inventata la “Clausola di gradimento” e il limite di “tre deleghe ad azionista”.  In parole povere un azionista conta poco o zero.
Alla fine di una Assemblea numerosa e infuocata, predissi a due noti avvocati che il Friuli stava per perdere la Banca del Friuli.
E purtroppo così fu.
All’epoca io e alcuni soci trovammo il modo di far tornare su le azioni della Banca del Friuli con una semplice operazione: costituimmo una società di investimento che acquistò dagli azionisti le loro azioni svalutate, ad un prezzo a termine di gran lunga superiore al prezzo di mercato corrente. Una scommessa sul futuro? No, stimolare chi voleva controllare o scalare la Banca a proporre un prezzo superiore. E così fu! Le azioni dopo un anno valevano in borsa più di 40.000 lire.                       
Siccome è importante ricordare il passato allego un articolo che scrissi sul giornale l’Azionista a gennaio del 1985. 


Per saperne di più o informazioni ci contatti allo: 0432501768 o via email: studio@btstudio.eu



































































































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