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il fisco Italiano favorisce la ripresa?

I Media  parlano spesso di grandi evasori, di somme evase al fisco e alla comunità locale e nazionale.
La gran parte delle notizie sono suggerite dalle veline approntate dai “controllori” che ci tengono a sciorinare i numeri dei controlli effettuati, in una sorta di auto referenzialismo utile a ottenere l’approvazione del “parco buoi” dei contribuenti, oppure di quelli che non possono evadere, o di quelli  dell’indiscriminato  “pagare tutti per pagare meno”.
Ma chi non si fa incantare dai proclami e va  a leggere attentamente i numeri, scopre che il 90% dei controlli riguardano professionisti, commercianti, piccole e piccolissime imprese, per lo più artigiane e contribuenti già controllati in passato.
Chi sono costoro ? I tartassati ? no! sono Il nerbo dell’economia italiana. Quelli che hanno contribuito al boom economico degli anni 60’ e 70’ del secolo scorso. La cosiddetta classe media che sta soffrendo di più la crisi economica che subisce anche la vessazione fiscale, strumento dissuasivo di investimenti e iniziative imprenditoriali. Per dire il vero chi ha le possibilità, preferisce investire all’estero o dove la pressione fiscale pur simile a quella Italiana non è vessatoria. 
Sono in molti a pensare che per Il Fisco Italiano il contribuente è sempre un evasore sino a prova contraria.
Secondo i dati di Confindustria: nel corso del 2014 sono stati effettuati 177.300 accertamenti nei confronti di soggetti produttivi. Di questi, 160.007 (ovvero il 90,23% del totale)  riguardano micro-piccole imprese e partite Iva.
I controlli nei confronti delle medie aziende (da 50 dipendenti fino a 250 ), sono stati 14.211 (ovvero l'8,01%), mentre solo 548 sono andate a carico di grandi aziende ( sopra i 250 dipendenti).
I numeri sul rapporto tra imposte evase accertate e le somme effettivamente  recuperate sono sorprendenti. La Corte dei Conti ha bacchettato più volte i controllori. Per esempio nel rapporto 2006 risultano accertati e contestati circa 49,4 miliardi di euro di imposte evase, contro i 29,9 miliardi dell'anno precedente. Ma mancano risultati concreti, dice la Corte dei Conti, solo l'1,23%  finisce effettivamente nelle casse dell'erario. Tanto che per esempio nel 2005, denuncia la Corte dei Conti, nell'attività di incasso di imposte evase, lo Stato ha speso più di quanto incassato. Come sono oggi i numeri? Se togliamo interessi, sanzioni e minutaglie come gli errori nelle deduzioni mediche, è tanto se si arriva a qualche miliardo di ricchezza nascosta recuperata, Lo dice anche la Corte dei Conti, nel Rapporto 2011;  ma anche due semplici conti, tenendo conto che le sanzioni e gli interessi raddoppiano la pretesa dell’erario, danno come risultato che l’imposta evasa è circa la metà di quello vantato ufficialmente, senza considerare che le “cifre sciorinate” sono solo virtuali: tra il dire e il fare (l’effettivamente incassato), c’è di mezzo il mare.

Per ulteriori approfondimenti non lesinare a contattarci allo 0432/501768 o via email: studio@btstudio.eu, 

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