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Un esempio di irragionevolezza fiscale


La sentenza n. 228 della Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale la procedura che consentiva all’Agenzia delle Entrate di considerare “nero” e quindi tassabili, i prelievi effettuati tramite bancomat nei cinque anni antecedenti alla data con la quale, inviando un apposito questionario, il Fisco iniziava una verifica su un contribuente. 

In pratica è stato messo sotto accusa l'articolo unico della Legge n.311 del 30 dicembre 2004 che, al comma 402, prevedeva che i prelievi bancomat potessero essere posti a base di accertamento o rettifica.

Infatti l’art 32 del DPR 600 nella sua versione finale, dopo le modifiche apportate dal comma 402, stabilisce anche:

 

“.... I dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del numero 7) e dell’articolo 33, secondo e terzo comma, o acquisiti ai sensi dell’articolo 18 comma 3, lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempre che non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni. ”

 

In precedenza, prima della sentenza della Corte Costituzionale che è del 6.10.2014, chi aveva subito accertamenti o rettifiche per aver prelevato soldi con il bancomat e non era stato in grado di dire come aveva speso questi soldi e soprattutto a chi li aveva dati, avrebbe dovuto ragionevolmente ricorrere alle Commissioni Tributarie, poiché coloro che hanno legittimamente guadagnato dei soldi, e tra costoro molti dipendenti pubblici e privati, ritengono di poter, altrettanto legittimamente, spenderli a piacimento e francamente anche dopo poche settimane è difficile ricordare come sono stati spesi: cene, vestiti, benzina, scarpe, regali, piscina, saune, piccoli viaggi, week end benessere , week end romantici o con la famiglia ecc..  

Eppure la Cassazione, prima della sentenza della Corte Costituzionale, aveva spesso dato ragione al Fisco.

Ma facciamo un esempio: chi avesse prelevato con il Bancomat 20.000 euro in 5 anni, tolto un abbuono (a discrezione del Fisco) per quelle che potevano essere spese spicciole, esageriamo ! diciamo 8.000 euro, il resto, e cioè 12.000 euro  veniva considerato dal fisco come ricavo aggiuntivo, non dichiarato e dunque evaso, salvo che il contribuente incappato nel controllo non fosse in grado di indicare dettagliatamente come spesi e il soggetto beneficiario. Se poi la somma superava i 50.000 euro c’era pure il penale. 

Gli Uffici Fiscali di Attilio Befera (sostituito oggi da Rossella Orlandi) al di là di ogni ragionevolezza, hanno colto l’occasione per fare cassa con …. i bancomat dei contribuenti.

 

Questo finché la Commissione tributaria regionale del Lazio nel 2013 si è rimessa alla Corte costituzionale dubitando della legittimità di quella norma. E la Corte costituzionale pochi giorni fa ha emesso la sua sentenza, liberando così i contribuenti da una delle numerose ingiustizie fiscali che soffocano il nostro Paese che con le sue numerose norme irrazionali si rende poco appetibile agli investitori stranieri.


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