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Un'altra ancora di salvezza per le imprese in crisi

Un’altra ancora di salvezza per le imprese in crisi.
Il 19 settembre su questo sito ho pubblicato un breve corsivo sul Concordato in Bianco.
Ma devo  ricordare un’altra forma di rimedio previsto dalla Legge riservato ai piccoli imprenditori, agli artigiani e a coloro che non hanno i requisiti per la fallibilità (attivo superiore ai 300.000 euro e ricavi lordi superiori ai 200.000 negli ultimi tre anni e debiti superiori ai 500.000 euro).

Questo rimedio si chiama : 

PROCEDIMENTO PER LA COMPOSIZIONE DELLE CRISI 
DA SOVRAINDEBITAMENTO 
(art da 6 a 20 della Legge 3/2012).

Come funziona:

Il debitore in stato  di  sovraindebitamento  può presentare istanza al Tribunale per un  accordo   di ristrutturazione dei debiti.
La proposta di accordo si deposita  presso  il  Tribunale  del luogo di residenza o sede del debitore. 
Il debitore, unitamente  alla  proposta,  deposita  l'elenco  di tutti i creditori, con l'indicazione delle somme dovute, dei  beni  e degli eventuali atti compiuti  negli  ultimi  cinque anni, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni,  nonché  l'elenco delle spese correnti necessarie al  sostentamento  suo  e  della  sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo  familiare corredata del certificato dello stato di famiglia.
Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti  previsti  dalla Legge, fissa  immediatamente l'udienza, disponendo la comunicazione ai creditori.
Alla udienza il Giudice dispone che  non possano essere iniziate e vengano sospese o interrotte le azioni esecutive, i sequestri conservativi, l’ acquisto di diritti di prelazione sul patrimonio del debitore, le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano. 
Insomma per un determinato periodo il debitore viene sollevato da tutte le attività "aggressive" messe in atto dai creditori.
Ma cosa si intende per “sovraindebitamento” ?
Si intende quella situazione di squilibrio, che determina l’impossibilità di pagare regolarmente.
Normalmente deriva da fattori traumatici o congiunturali che non dipendono dalla volontà del debitore che hanno ridotto il reddito, determinando l’insorgere di passività impreviste.
Oppure la propensione alla spesa sovradimensionata per eccessiva fiducia nelle capacità di produrre reddito che normalmente deriva da prestiti o mutui che poi non si è più in grado di restituire.
L’esigenza è nata principalmente in sede Comunitaria per contrastare l’impatto economico  e sociale del sovraindebitamento.
Già nel 1992 vi fu una Risoluzione di Consiglio sulle necessità di sviluppo delle politiche di protezione dei consumatori, tra le quali fu inclusa anche una ricerca sul sovraindebitamento.
Successivamente la sezione Mercato Unico, Produzione  e  Consumo predispose un Libro Verde che dopo avere analizzato i dati statistici  e le diverse norme nazionali giunse ad una definizione unica di sovraindebitamento, per i successivi interventi del legislatore.
Sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento, inizialmente il nostro legislatore teneva distinte le piccole imprese dai consumatori, con due provvedimenti normativi distinti.
Le disposizioni in materia di esdebitazione avevano previsto per i consumatori il  Decreto Legge n. 212/2011, mentre per le piccole imprese quelle della Legge n. 3/2012.
Ma in sede di conversione fu deciso si abrogare la normativa relativa al consumatore, per cui oggi la normativa sul sovraindebitamento è quella disciplinata dalla L. 3/2012 di cui qui parliamo.
Scontata l’ipotesi che la Legge si applichi anche ai liberi professionisti oltre che ai piccoli imprenditori e altri soggetti non fallibili che però non abbiamo fatto ricorso, nei precedenti tre anni, a questa procedura.
Per chi volesse saperne di più può scrivere a 
o telefonare allo 0039 0432 501768 o allo 0434 1774843



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